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battesimo in rosso

14 luglio 2013: “la ‘ndrangheta davanti all’altare” sceglie per il battesimo Reggio Calabria. E Tabularasa diventa il salotto della prima uscita pubblica della nuova IMPRONTA

Difficile riassumere quello che è successo ieri sera a Reggio Calabria.
Una serata importante, all’interno di Tabularasa, nello scenario magico di una Piazza Italia strapiena di gente venuta ad ascoltare le storie di una Chiesa che resiste e di una Chiesa che si volta dall’altra parte. Un battesimo in piena regola, con tanto di confetti (rigorosamente rossi, come la nostra sabbia) distribuiti a fine serata dal “padrino di supporto”, Mario Congiusta, che si è affiancato a Giusva Branca e Raffaele Mortelliti, padroni di casa, per accompagnare la narrazione dei 5 autori de “la ‘ndrangheta davanti all’altare”, prima IMPRONTA e ultima uscita di sabbiarossa Edizioni.

Per la prima volta in una piazza simbolo di Reggio Calabria si è affrontato con serietà e chiarezza un tema considerato quasi tabù finora, con una partecipazione del pubblico di grande intensità emotiva anche grazie anche al rapping&playing book di Mad Simon ed Enzo De Liguoro. Il resto lo hanno fatto loro: Romina Arena, Paola Bottero, Francesca Chirico, Cristina Riso e Alessandro Russo. Che dopo averci consegnato il loro libro (in sold out già all’inizio della serata) ce lo hanno raccontato. Alla faccia di tutti i testimoni silenziosi del mondo.

Foto e rassegna stampa: i link. A seguire il video integrale.

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Torre Melissa senza targa

Torre Melissa, il canto di libertà dei calabresi “senza targa”

Nella terra dei martiri della libertà e del mare incontaminato le emozioni di una serata speciale con Carolina Girasole, Romano De Grazia, Mario Congiusta, Marisa Garofalo e il prefetto di Crotone Vincenzo Panico. Tantissima gente per incontrare alcuni degli apostoli della buonavita di Calabria

di Alessandro Russo per scirocconews.it

Torre Melissa, nel Crotonese, è un borgo che racconta ogni giorno del suo mare con la bandiera blu, che è il mare calabrese di una volta. Racconta della sua gente, che è la gente calabrese di una volta, della sua storia, che è intrisa delle lotte contadine e dei suoi martiri, della ricerca di pane e libertà, di dignità e uguaglianza. Torre Melissa è “senza targa”, non ha bisogno di autodefinirsi per esistere: è Calabria vera, è cuore vero, è gente vera, come Gino Murgi, un sindaco che è l’incarnazione di quella “P” maiuscola che si pretende dalla politica, come Tiziana Selvaggi, che opera nel mondo dell’informazione e della cultura con passione civile e determinazione. Gino e Tiziana hanno voluto che “senza targa”, il libro scritto da Paola Bottero e da me, fosse presentato nella cornice della torre aragonese che sovrasta il borgo e la costa, con alcuni dei suoi “dodici apostoli”. E così, sotto le stelle e sotto la torre, Paola e io ci ritroviamo con un pezzo della buonavita calabrese che abbiamo raccontato: Carolina Girasole, sindaco di Isola Capo Rizzuto che sottrae pezzi di territorio alle cosche con una politica mirata sui beni confiscati; Romano De Grazia, giudice, padre della “legge Lazzati” che vieta la propaganda elettorale ai mafiosi; Mario Congiusta, papà di Gianluca ucciso dalla ’ndrangheta e punto di riferimento delle lotte per la legalità; Marisa Garofalo, sorella di Lea Garofalo, giovane coraggiosa alla quale i meccanismi disumani dell’uomo hanno tolto la vita e i meccanismi disumani dell’informazione hanno tolto il nome, classificandola come la “donna sciolta nell’acido”.

Tra i relatori, e questa è la prima sorpresa, troviamo il prefetto di Crotone, Vincenzo Panico. Il prefetto è in sé “sorprendente”: è la prima volta che vedo un massimo rappresentante dello Stato sul territorio parlare a quattr’occhi e senza problemi con i comuni cittadini. Li sa ascoltare. Ho subito l’impressione che Panico sia tra i pochi ad abbattere le barriere tra l’istituzione e la gente, a essere un punto di riferimento vero, in carne e ossa, non dietro le carte bollate. “Sento che è importante essere qui questa sera”, spiega semplicemente quando gli si fa notare che non è usuale che un prefetto partecipi da protagonista alla presentazione di un libro.

La seconda sorpresa è la gente, tanta, tantissima. Centinaia. I posti a sedere a un certo punto non bastano. Le prime uscite di “senza targa” sono state fortunatissime, ma a Torre Melissa ci avevano avvertito: da queste parti le presentazioni di libri, anche quelli di scrittori famosi, non coinvolgono più di quaranta persone. E invece la regola viene infranta: come è successo in altri luoghi, Viterbo, Reggio, Locri, tantissime persone hanno colto il messaggio. Il libro non promuove se stesso, promuove la buonavita di Calabria, questi eroi del giorno dopo giorno, spesso con un’immensa ferita dentro, che ci restituiscono un po’ di coraggio e un po’ di speranza.

Seduto davanti a tanta gente, ascolto Gino che racconta la voglia di non voltarsi dall’altra parte di un paese che è considerato quasi un’oasi in una Calabria violenta. Ascolto Tiziana, che con leggerezza e profondità dirige le voci del dibattito. Ascolto Carolina Girasole, che ha scelto la via scomoda della legalità senza deroghe come punto di non ritorno dal quale può nascere il cambiamento. Ascolto Marisa Garofalo, che con una semplicità che arriva dentro l’anima racconta di Lea, della sua vita che l’acido non è riuscito a sciogliere. Ascolto Romano De Grazia, che cattura la platea con la sua cultura che diventa popolo attraverso l’ironia, i suoi aneddoti, il suo dolore e la sua voglia bambina di cambiare il mondo. Ascolto Mario Congiusta, la sua rabbia verso la politica che non dà risposte e la testardaggine di chi non si arrenderà mai. Ascolto Paola, la sua voglia di raccontare il mare e non solo l’inchiostro spruzzato dalla piovra, il suo dichiararsi colpevole per Lea, per Gianluca, per non aver fatto tutto quello che avrebbe potuto fare per cambiare il proprio tempo. Ascolto il prefetto Panico e penso che, sì, lo Stato può davvero, quando vuole, scorrere nelle vene del proprio territorio e dei cittadini che lui rappresenta.

Ascolto Torre Melissa, gli interventi dei suoi cittadini. Ascolto il canto che viene dalla torre aragonese, alle nostre spalle. È un canto di contadini, di libertà, di rabbia. È il canto di quei martiri che nel 1949 furono uccisi perché pretendevano un futuro migliore nella propria terra. È un canto “senza targa” che, sessantatré anni dopo, è il canto di Mario, Marisa, Carolina, Romano e di tutti gli altri protagonisti della buonavita calabrese. Può diventare il canto di tutti noi.

La buonavita a Tabularasa

A Reggio Calabria in scena la buonavita
Il contest estivo ha ospitato la nuova uscita di sabbiarossa ED

di Josephine Condemi per strill.it

“Una sera, sulla spiaggia a pensare, vedo un animaletto vicino a me…subito penso ad uno  scherzo, poi mi accorgo che queste ombre sono tante,  e capisco che sto assistendo ad una schiusa di tartarughe marine… mi avevano spiegato che per trovare la strada verso il mare seguono la luna, ma con le luci della strada qualcuna aveva già perso l’orientamento… ho messo i piedi nell’acqua e ho puntato la torcia che avevo con me su di loro. Sapevo che forse, dopo 20 anni, qualcuna di quelle tartarughe sarebbe tornata a deporre le uova su quella spiaggia in cui era nata. Insomma, ho capito che dovevo  fare la luna bugiarda…” : così Patrizia Prestia ha fondato nella Locride “la Gurfata, un gruppo di artisti di strada che dal 1997 cerca di reinserire minori coinvolti in attività criminose, tanti ragazzi verso la libertà del verbo potere: posso rimanere qui senza compromessi, posso vivere, posso testimoniare…” Così come testimonia Prestia nella serata di Tabularasa dedicata alla Calabria della buonavita, quella che, ha sottolineato Paola Bottero, “è fatta di persone che raccontano storie quotidiane senza clamori, senza targhe”…  E “Senza targa” è il titolo del libro di Bottero e Alessandro Russo presentato a Tabularasa: “non c’è bisogno di etichette, di dire ‘qui la ‘ndrangheta non entra’ per impegnarsi” ha evidenziato Russo “Come non è vero che non esistono i lati negativi: se dobbiamo raccontare questa terra, raccontiamola a tutto tondo”.  Dei dodici apostoli raccontati nel volume ( Don Giacomo Panizza, Norina Ventre-mamma Africa, Carolina Girasole tra gli altri) anche Mario Congiusta, padre di Gianluca, assassinato a Siderno nel 2005: “io non ho nulla di bello da raccontare, la mia giornata si apre con l’angoscia… cerco di denunciare le cose che non vanno affinché ciò che è successo a mio figlio non succeda più a nessuno… Non sono un apostolo, un eroe, ho fatto solo il mio dovere di padre. Non pretendo di avere la verità in tasca, ma quando ho sentito il giudice Morosini da questo palco affermare che il 41 bis è disumano, mi chiedo: è più disumano il 41 bis o uccidere? Io sono disposto a meditare, ma venga Morosini il 21 marzo, giornata della memoria, a riflettere con almeno 700 familiari di vittime, insieme a chi lo ha subito il torto, cioè famiglie intere… chi commette reato lo mette in conto il 41bis, io non ho mai messo in conto di diventare padre di una vittima di mafia! gli unici condannati a fine pena mai siamo noi familiari!” Alla veemenza e alla tristezza di Congiusta fa da contraltare lo stile di vita di Prestia, che ha deciso di “ridere almeno 15 min al giorno: Pier Paolo Pasolini diceva che chi è derubato e piange ha perso qualcosa, chi è derubato e ride ha rubato qualcosa al ladro”… complementari, perché entrambi insofferenti nel sentire i soliti appelli ai giovani: “finiamola con questa cosa che sono i giovani a dover cambiare le cose!” ha sottolineato Congiusta “La nostra è una generazione di falliti perché quello che ha ricevuto di positivo lo ha consegnato in negativo. Io stesso ho cominciato a gridare quando hanno ammazzato mio figlio… prima, non ci si costituiva parte civile… Se noi, quelli della nostra generazione, riusciremo a rendere questa regione uguale alle altre, e i ragazzi vorranno rimanere, che lo facciano, ma che nessuno cerchi di costringerli caricandoli delle nostre responsabilità! ” Prestia fa eco: “noi siamo il presente, dobbiamo dire ai ragazzi che gli adulti sono qua! Io non penso che siamo in grado di cambiare le cose, ma di fare in modo che le cose non cambino noi, facendo con gioia quello che ci fa stare bene, sì”. E aggiunge: “in 20 anni di attività, ho conosciuto tantissimi ragazzi. Chi se n’è andato, chi è rimasto, chi ha continuato a fare il delinquente… ma tanti sono adulti diversi, che hanno capito il confine tra lecito e illecito, un confine che spesso qui non si riesce a vedere…”  Come non si riesce a vedere la buonavita: “i lati negativi, la ‘ndrangheta, sono come un polpo che sprizza inchiostro, così sembra che il mare sia tutto nero” ha concluso Paola Bottero  “Ma non è così. E noi siamo innamorati del mare…” Naturalmente (e culturalmente) frontiera.

arriva senza targa

Esce a metà luglio in Calabria, entro fine luglio in Italia,
la novità della collana RIFLESSIONI

È in distribuzione da stamattina la nuova uscita di sabbiarossa ED: senza targa, “per non morire la seconda volta di ‘ndrangheta”. Il libro, 336 pagine scritte da Paola Bottero e Alessandro Russo, è stato presentato in anteprima nazionale a Viterbo, durante Caffeina Cultura, lunedì 9 luglio, sotto la regia del giornalista e scrittore Daniele Camilli.

senza targa è un viaggio intenso e corale, raccontato da due voci fuori dal coro, per scelta. senza targa non è un saggio, non è un romanzo, non è un diario: un “viaggio nella Calabria della buonavita, quella che cerca ogni giorno di sopravvivere alla malavita”.
«Esiste una buonavita, in Calabria. Esistono persone che lottano quotidianamente, in silenzio, contro la malavita. Lo fanno perché non saprebbero fare altrimenti. Lo fanno perché credono sia l’unica risposta possibile al dilagare di indifferenza che ha investito anche loro». Così gli autori spiegano la scelta di questo viaggio alla ricerca delle positività nella punta dello stivale italiano. «Abbiamo girato la Calabria per ritrovarle. Le abbiamo cercate per raccontarle, per avere risposte. Non è stato facile ridurre la nostra narrazione nei confini numerici che ci eravamo dati prima di partire con la nostra ricerca. Ma siamo convinti di aver fatto ottime scelte. Li abbiamo chiamati “i nostri dodici apostoli” utilizzando l’accezione estensiva di un termine che fa parte della nostra cultura e delle nostre radici. I nostri dodici apostoli sono persone che hanno scelto. La loro vita è dedicata con ardore all’affermazione e alla diffusione di un’idea: si può stare dalla parte giusta, si può scegliere la buona vita. Senza targhe, senza megafoni. Solo perché si vuole vivere cercando di sconfiggere la malavita».

senza targa parte dalle “sfumature del Virus” che dalla Calabria ha contagiato l’Italia, e non solo, tratteggia le figure di due “donne-sindaco”, Maria Carmela Lanzetta ed Elisabetta Tripodi e le “mimose sciolte nell’acido”, Lea Garofalo, attraverso la denuncia della sorella Marisa, Maria Concetta Cacciola, Angela Costantino, Tita Boccafusca, passa per Orsola Fallara e Giuseppina Pesce, tra i chiari e gli scuri, i professionisti e i professionismi dell’antimafia, per arrivare al viaggio nella buonavita.

12 tappe, 12 profili-intervista tratteggiati a penna e a matita(all’interno sono presenti le tavole realizzate da Caterina Luciano, artista di punta che cura l’immagine e la realizzazione in opere originali delle cover per sabbiarossa ED): Liliana Esposito, mamma di Massimiliano Carbone, ucciso a Locri nel 2004, Patrizia Prestia, che ha trasformato i ragazzi di strada di Locri in artisti di strada, Mario Congiusta, papà di Gianluca, assassinato a Siderno nel 2005, don Pino Demasi, colonna portante di Libera nella Piana di Gioia Tauro, Gaetano Pisano, maestro di musica, direttore dell’orchestra di fiati di Delianuova, Norina Ventre, Mamma Africa di Rosarno e degli “schiavi neri”, Mary Sorrentino, mamma di Federica Monteleone, uccisa in una sala operatoria nel 2007, don Giacomo Panizza, fondatore a Lamezia Terme di Progetto Sud, punto di riferimento sociale e spirituale, Romano De Grazia, magistrato padre della legge Lazzati che punisce la propaganda elettorale mafiosa, don Ennio Stamile, un faro per i giovani del Tirreno cosentino, Matilde Spadafora, mamma di Roberta Lanzino, studentessa violentata e uccisa nel 1988, Carolina Girasole, il sindaco di Isola di Capo Rizzuto simbolo delle battaglie per la legalità.

Paola Bottero e Alessandro Russo iniziano ora, al fianco dei “12 apostoli”, un secondo viaggio, senza targa, per raccontare in Calabria e in Italia la buonavita. Le prime tappe sono a Reggio Calabria, lunedì 23 luglio, all’interno di Tabularasa (Luna Ribelle, ore 21), e sabato 28 luglio, a Locri (cooperativa Mystia, fondazione Zappia, ore 18).

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