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i 18 finalisti al Premio Letterario nazionale Tropea

Sono stati resi noti i titoli dei 18 libri che prenderanno parte alla selezione ufficiale per la terna finalista all’ottava edizione del “Premio letterario nazionale Tropea”.

premiotropeaCome da tradizione, i libri saranno presentati al grande pubblico, in occasione dell’incontro di domenica 4 maggio, alle ore 10, presso la sala conferenze del Museo diocesano di Tropea. Questo compito spetterà ai membri del Comitato tecnico scientifico, presieduto da Gian Arturo Ferrari, già presidente del “Centro per il Libro e la Lettura” e con un passato da direttore generale della divisione libri Mondadori. A condurre la manifestazione sarà il giornalista Rai Pasqualino Pandullo, patron del Premio e presidente dell’Accademia degli affaticati di Tropea, associazione ideatrice e organizzatrice dell’evento.

La terna scaturirà da una rosa incredibilmente variegata, con titoli provenienti da 13 case editrici: Le voci di Berlino di Mario Fortunato (2014) e Il sale rosa dell’Himalaya di Camilla Baresani (2014) per Bompiani; Almanacco del giorno prima di Chiara Valerio (2013) e Condominio R39 di Fabio Deotto (2014) per Einaudi; Per dieci minuti di Chiara Gamberale (2013) e Il sorriso di don Giovanni di Ermanno Rea (2014) per Feltrinelli; Ritorno all’inferno di Luigi Renzo (2013) per Ferrari; Cadavere squisito di Luigi Carletti (2013), Nuovo dizionario delle cose perdute di Francesco Guccini (2014) e La lucina di Antonio Moresco (2013) per Mondadori; Marguerite di Sandra Petrignani (2014) per Neri Pozza; Ovunque proteggici di Elisa Ruotolo (2013) per Nottetempo; Le macerie dentro di Carlo Simonelli (2013) per Pellegrini, Trattato generale dei pesci e dei cristiani di Maro Genco (2013) per Prova d’autore; Marina bellezza di Silvia Avallone (2013) per Rizzoli; Da che parte sta il mare di Annarosa Macrì (2013) per Rubbettino; Carta vetrata di Paola Bottero (2013) per Sabbiarossa; L’ultima indagine del Commissario di Davide Cammarone (2013) per Sellerio.

carta vetrata già in ristampa prima del battesimo ufficiale

Non è ancora stato presentato ufficialmente, l’ultimo romanzo edito da sabbiarossa EDIZIONI, e già sta andando in ristampa. Carta vetrata, quarta opera di narrativa di Paola Bottero, è stata presentata in anteprima al TropeaFestival Leggere&Scrivere il 6 novembre, quando la giornalista Cristina Vercillo ha conversato con l’autrice di etica personale, sociale e professionale, partendo dalla trama del libro per arrivare alla realtà odierna. «Una realtà in cui l’apparenza è diventata sempre più spesso sostanza, in cui l’unico orizzonte sembra essere la notorietà, fondata sul nulla», come ha commentato Paola Bottero.

Si legge nella sinossi delle 312 pagine che hanno come copertina un collage, pastelli e matite su cartavetrata a grana fine (“invertebrati”, opera originale dell’artista Caterina Luciano): “Un rapimento in una terra impastata di ‘ndrangheta. La suspense entra nel circo mediatico sempre alla ricerca di nuove storie da dare in pasto all’opinione pubblica, in una corsa contro il tempo che non basta mai, per raggiungere la notorietà. Un mondo in cui nasce e si consuma il nuovo traguardo della società globale: la spettacolarizzazione televisiva come unico orizzonte per essere. Che è apparire, a qualunque costo. Protagonista e comprimari di carta vetrata corrono senza fermarsi mai, cercando il proprio spazio in un mondo dove notizie, azioni, idee, personaggi sono usa e getta. Partendo da Reggio Calabria e arrivando fino a Roma, carta vetrata toglie il velo a un mondo che non è fatto solo di passione e dedizione, ma nasconde sotto il tappeto ambizioni smodate e il vuoto di una superficialità trasformata in sostanza. Dove l’unica verità è la finzione. Ritmo accelerato, in un crescendo che porta all’apnea, guardando dal di dentro la camera stagna che costruisce, giorno dopo giorno, una realtà parallela. Quella mediatica”.

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Scrive del romanzo Ippolita Luzzo: «Incalzante e spietato, denuncia un vivere sempre piccolo e utilitaristico, senza retorica. Scrosta impietoso il giorno per giorno di un protagonista senza luce, opaco di slanci, in un televisivo anch’esso terribilmente vacuo. […] Un libro sull’insignificanza, direbbe Kundera, dei nostri tempi senza eroi».

Commenta Doriana Righini: «Un trip costante. La scrittura ha una feroce immediatezza, scorre veloce a ritmo sincopato, in un turbinio di immagini che paiono la rappresentazione in sequenza di specchi per allodole».

Del romanzo, del futuro del giornalismo e della società e di molto altro si parlerà venerdì 29 novembre, alle 17, al Palazzo della Provincia di Reggio Calabria, in piazza Italia.

Josephine Condemi, giovane giornalista studiosa di comunicazione e new media, coordinerà la serata e gli altri tre relatori che incalzeranno Paola Bottero: Luciana Bova Vespro, anima di Snoq Rc, Eduardo Lamberti Castronuovo, assessore provinciale alla Cultura e alla Legalità, oltre che docente di etica della comunicazione e il giornalista “di lungo corso” Aldo Varano.

Vuoi vedere che gli e-book non sono così male?

di Paola Bottero 

In spiaggia sotto l’ombrellone con un e-reader. Avercelo. Il lettore ultimo modello (Kindle o Kobo che sia) e, soprattutto, il tempo per andare in spiaggia.

Ma mi è capitato – per sbaglio – di riuscire a farmi un bagno. Per carità, quelle tre o quattro volte, quest’estate. Tempo di magra assoluta, ma va bene così. Ogni volta c’era qualcuno assorto sulla sua tavoletta virtuale. Doppia stizza. Intanto, perché ho la pessima abitudine di sbirciare le altrui letture. Mi piace cercare di riconoscere la copertina da lontano, magari scoprendo qualche libro che ho appena finito di leggere. O che staziona nella pila in attesa delle mie vacanze.

Seconda stizza, ancora maggiore: questi e-book vanno. Eccome se vanno. Io, feticista dei feticisti degli ultimi lettori che oltre agli occhi devono soddisfare il tatto e l’olfatto. Io, vecchia retrograda che continua a differenziare la lettura “di studio”, in cui gli e-book sono i benvenuti, decisamente più pratici, da quella “vera”: la narrativa in tutte le sue espressioni. Quella che non può prescindere dalla carta. Dal dorso che segna la fatica dell’intreccio. Dal segnalibro che preserva dalle orecchie. Fastidiosissime orecchie.

Il feticismo è feticismo, non si scappa. Perdonatemi.

Ricapitolando. Non disdegno in assoluto gli e-book. Ma sono certa – o spero? – che non riusciranno ad assorbire totalmente la carta, assassinando fino all’ultimo libro.

Ma siccome amo mettermi continuamente in discussione, e sperimentare, da un anno mi consento qualche strappo alle mie regole rigide di lettore intransigente. Lettore. Non lettrice, perché il lettore non ha età. E non ha sesso. Ed è accanito. Non presta i suoi libri per non perderli. Li accarezza in libreria pregustandone o ricordandone le emozioni della lettura. Si fa le pippe, insomma. Pippe di carta.

Ci sono anche quelle virtuali. Le ho provate. No, non ho comprato lettori o tablet ultima generazione. Non ho l’iPad. Li ho scaricati, semplicemente, sul computer. Li ho letti con un’applicazione standard in grado di aprire ogni tipo di formato (tra epub, mobi, pdf, anche l’editoria virtuale è una giungla). Qualche volta sono rimasta delusa. Qualcun’altra estasiata.

E-READ-logoÈ nata così in sabbiarossa, in contrasto con chi, più giovane (anche e soprattutto intellettualmente) di me, perorava la causa dell’ondata degli e-book, la scelta di far nascere una collana di soli titoli virtuali. Perché mettere in rete ciò che già esiste in carta, alla fine, era troppo semplice. Ma creare una collana editoriale di narrativa 2.0, come va di moda dire da qualche tempo, era una bella sfida. E-RE(A)D. Leggere rosso. E leggere virtuale.

Da oggi è disponibile sulle prime piattaforme – perché anche nel web la distribuzione ha i suoi tempi tecnici, che variano con costanza – il primo granello virtuale. Che ho letto su computer. Ed ho riletto impaginato. E-book in attesa di gettarsi nel mare del web. Devo confessarlo, con vergogna: non riuscirei a vederlo libro di carta. Non ancora. Perché è duro e diretto. Va giù pesantissimo con la sua leggerezza. Ti rovista dentro e ti lascia senza fiato.

Anzi, per dire la verità, la prima volta che l’ho letto mi ha dato una tale botta da costringermi a cercare la spiaggia. Il mare. Per trovare accanto a me altri e-lettori assorti nella loro tavoletta nera, quasi a confermare che 50’ non poteva che entrare là. Difficile definirlo, questo primo e-book. Provo con la sinossi. “Un dialogo serrato. Cinquanta minuti. Una vita che si dipana e prende forma da un evento apparentemente minimo rispetto ai fantasmi di un passato che è presente. E che non deve essere futuro.

50, concentrato di narrativa di Augusto Antonio Viola, racchiude in uno spazio-tempo definito lo spazio-tempo indefinibile delle lacerazioni di chi comprende le radici e gli eventi che hanno travolto la sua vita dallinterno, quello più intimo. Quello della famiglia. E le espelle, in un outing leggero e profondissimo, per capire. Un’introspezione che diventa espulsione. Liberazione. E denuncia, fortissima, dei tabù di cui è intrisa la nostra società “moderna”.
Si legge di un fiato, 50. Poi rispunta con i suoi detti e i suoi non detti. Per riflettere sullimmoralità della morale. Per comprendere che quei cinquanta minuti non sono dellautore, ma appartengono a ciascuno di noi. A futura memoria”.

L’autore, Augusto Antonio Viola, è architetto e designer. È docente a La Sorbonne di Parigi. È consulente esperto alla Divisione Affari Culturali del Consiglio d’Europa a Strasburgo. È nato a Napoli, vive tra la Francia e l’Italia. Inventa, scrive (pubblicazioni tecniche, opere sulle città italiane, articoli sulla Biennale per il Sole24Ore, opere di narrativa). E ti spappola la pancia, quando lo leggi.

Ritmo serrato, apparentemente leggero. Dialogo fitto. Cinquanta minuti che non racchiudono solo la vita, le domande, la denuncia nei confronti dei tabù che inchiodano il protagonista, la ricerca della morale, vera o finta che sia: quei cinquanta minuti sono una vera e propria terapia per chiunque lo legga. Perché è spietato, Antonio, nel descrivere l’amore. È spietato nel cercare le radici che infettano questo amore prima ancora che nasca. Ed è perfetto nel suo fornire uno spaccato reale, incredibile, di questo nostro mondo in cui ciascuno rappresenta il proprio ego al di sopra del bene e del male. [restoalSud]